Orso: luce silente ( di Barbara Spadini)*

Orso: luce silente

( di Barbara Spadini)*

” BITU ì SKJOLDU SINA,VàRU STERKIR SEM BIRNIR EDA GRIOUNGAR;PEIR DRàPU MANNFòLKIT, EN HVARTKì ELDR Né JARN ORTI à Pà; PAT ER KALLAOR BERSERKSGANGR”(1)

V.i.t.r.i.o.l.v.m.

(Visita Interiora Terrae Rectificando Invenies Occultum Lapidem Veram Medicinam)

L’Orso : un plantigrado ungulato, goloso di Miele, massiccio, padrone delle Selve, morbido, bruno.

L’Orso:un plantigrado ungulato, goloso di Pesce, massiccio,padrone dei Ghiacci, , morbido, bianco.

Chiaro e scuro come tutto quel che ci circonda, o come la Vita stessa, questo Animale selvatico, potente e fiero, racchiude in sé una profonda Saggezza: dal Solstizio all’Equinozio dorme nella profondità della Terra; dall’ Equinozio al Solstizio veglia invece alla sua Superficie.

L’Orso,  regolato da un preciso termometro naturale,  accompagna i ritmi eguali ma pur  diversi del ciclo sempiterno dell’Esistere, affrontando la Tenebra e il Sole con la stessa meravigliosa Consapevolezza.

Da sempre sentito come Animale forte , che incute Timore e Venerazione, l’Orso ha trovato una collocazione fondamentale nell’Immaginario collettivo umano, tanto da essere legato indissolubilmente allo Sciamanesimo magico e guerriero proprio di Genti che hanno vissuto in Epoche e Spazi diversi.

Profondamente ed intimamente connesso  al Solstizio, al Silenzio e soprattutto alla Luce, che tanto bene l’Orso sa dosare nel corso della sua Vita, alternando il suo Tempo nell’ Equilibrio saggio di Sonno e Veglia, esso diviene Animale di grande interesse mitico, simbolico,  sapienziale, magico ed esoterico.

Di Luna e di Sole, l’Orso è divenuto nel corso della Storia umana un Topos, un Totem, uno Spirito ed un Compagno eccezionale anche in qualità di Cavalcatura : legato al Guerriero, all’Uomo sacro, al Dio , al Re ,all’ Eroe ed al  Santo,  merita  un’adeguta Riflessione che possa portarci fino all’estremo della nostra Interiorità, facendone affiorare  quelle Verità che solo nella Luce del Silenzio , la stessa che possiamo immaginare in una Radura circondata da un Bosco o al limitare dell’apertura di una buia Caverna, potrà divenire Certezza.

“Esso è tuttora – o lo era, prima che gli Occidentali riuscissero praticamente a distruggere quasi tutte le culture tradizionali – dio e al tempo stesso padre, fratello, figlio, amico per tutti i popoli della galassia uralo-altaica, dai Lapponi ai Siberiani ai Pellerossa d’America; ma il suo culto era vivo anche tra i popoli indoeuropei, come dimostrano i miti indiani e quelli greci, quelli celtici e quelli germanici e come racconta la leggenda osseta. Quest’antica familiarità – che, se non corrisponde a contenuti archetipici, ha comunque l’aria di venirci molto lontano dalla preistoria(…)conserva ancora (la) duplice in apparenza per noi occidentali moderni (ma solo per noi) contraddittoria carica di energia guerriera e di affetto materno-filiale(…) .Padre Orso, Figlio Orso, Fratello Orso: le leggende pellerossa e i riti dei Tungusi siberiani sono pieni di espressioni di questo genere e(anche quelli) presso quell’enigma storico-antropologico che sono gli Ainu (forse autentico fossile etnologico, relitto della grande estinta famiglia paleoeuroasiatica e quindi anello di congiunzione – e in realtà residuo dei comuni antenati – di indoeuropei e uraloaltaici)”.(2)

Da tutti gli Studi esaminati per comporre questo articolo, emerge chiaramente quanto l’Orso abbia sempre  affascinato  fin dalla Preistoria l’Immaginario umano, in un ancestrale , reciproco rapporto di Caccia e di Rispetto profondo.

Questo atteggiamento fa supporre che, alla base della Sacralità conferita a questo Animale dall’Uomo, vi sia il riconoscerne la Somiglianza con l’Uomo stesso, il temerne la Furia selvaggia e primitiva ed il riverirne gli elementi di Coraggio e Forza che lo contraddistinguono.

L’Orso sa innalzarsi su due zampe e avanzare, pur goffamente, in questa posizione: da qui l’imitazione sciamanica dei suoi movimenti e l’ancora ricordata “moda” delle feste di piazza in cui l’Orso veniva esibito in catene di fronte al pubblico ( in una sorta di demitizzazione della Fiera selvaggia, che comunque ha un significato profondo, che vedremo in seguito).

L’Orso in questa posizione,  mettendo in mostra la possente struttura del proprio Corpo ed esibendo zampe, artigli e zanne – uniti al  suo ringhio profondo- assume la valenza primitiva della Furia e , nell’atto di attaccare, emana Coraggio e Forza.

La similitudine con il bipede Uomo e fra le Qualità delle loro Nature  hanno quindi creato nel Tempo la correlazione magico- simbolica tra Orso e Guerriero.

Come dimostreremo, è da seguire con estrema attenzione la doppia pista di Tradizioni, pur  convergenti, che dall’etimo BER norreno e ART celtico, ci porteranno a considerare i Legami  Orso/ Berserkr  e Orso/ Artemide / Artù, senza trascurare le altre peculiarità che  questo Animale mantiene entro singole Tradizioni , collegandolo a Odino, al Miele, alla Festa della Candelora,  alla Vita di Santi cristiani di area nordico- celtico- gaelica, all’araldica nobiliare, alla Fondazione di varie città, fino al sapersi ben prestare alla Lettura Ermetica del Sapere e della Conoscenza, visivamente sintetizzata nei Giardini di Bomarzo, legati al Principe Guerriero Vicinio Orsini, ove l’Osservanza  Rosacrociana e la Nostalgia per la mitica Età dell’Oro e dello Spirito Mercuriale risulta viva e affascinante.

L’etimologia della parola Orso ci porta a dar confine al campo, veramente stimolante, della prima indagine, sapendo che il nome, come ci ricorda lo studioso Alberto Lombardo:” viene da un tema indoeuropeo *Îkyo- o *Ëkyos, che serve a designarlo come “il danneggiatore”. Da questa radice fonetica sono sortiti: in area celtica l’irlandese art, il gallese arth e il nome personale gallico Art(ioni), di una divinità femminile affine alla greca Arto; il latino ursus (da cui il nostro “orso”, tramite un *orcsos); il greco <rktos; l’albanese ari, l’armeno arj, l’avestico arÓa- e il sanscrito ÏkÕas; anche una lingua non indoeuropea come il basco, per il tramite di un prestito, presenta la forma hartz. Dal termine greco è poi derivato “artico”, cioè “proprio all’orsa” – e il riferimento è qui ovviamente alla costellazione”.(3)

Non vorrei sfuggisse al Lettore che, in base a questi suggerimenti puramente linguistici, entrano nel campo d’Attrazione del nostro Plantigrado anche la Stella Arturo, il Re dei Re Artù e la Connotazione artica, che suggerisce l’Appartenenza dell’Orso al Nord del Mondo ed anche il fatto che il suo Culto ancestrale :” corrobora l’individuazione nel Nord della patria originaria dei popoli indoeuropei”.(4)

Dall’altra parte, Orso in tedesco  è Bär, da cui l’inglese Bear, derivati dall’antico Beir norreno e dall’arcaico Birkr norvegese , che delimitano l’altro  campo d’indagine che interessa Berlino e Berna, Beowulf e soprattutto  Berserkr, il Guerriero- Orso che meriterà apposito Spazio in seguito.

Condensare qui  il florilegio delle Leggende di Popoli e Tradizioni di tutto il Mondo che vedono l’Orso protagonista diviene impossibile :tuttavia non mi pare sprovveduto iniziare proprio da una bellissima Storia tramandata dai Nativi .Il Grande Orso dagli artigli come pugnali avrebbe inseguito un gruppo di sette Squaws imprudenti, lontane dal loro villaggio, che – per salvarsi dalla Furia della Bestia- si erano arrampicate sopra un Monte, fatto sorgere dall’intervento di Wakan Tanka. Questo Monte , il Bear Butte, o Devil’s Tower nello Stato del Wyoming, presenta delle striature verticali di Natura vulcanica che, nella Leggenda, Grande Orso avrebbe lasciato impresse mentre tentava la scalata. Quasi raggiunte, le Squaws si rifugiarono tra le Stelle, divenendo le sette Pleiadi, in Onore delle quali sulla piana del Mato Tipi ( la Cima spianata del Monte stesso) si svolgevano raduni rituali e sacre cerimonie.

Bear Butte e la Leggenda dell’Orso

“Le Pleiadi diventarono astronomicamente importanti intorno al 2.500 a.C. poiché il loro sorgere eliaco avveniva in corrispondenza dell’equinozio di primavera che, presso gli antichi popoli della Mesopotamia, rappresentava l’inizio dell’anno”(5)

“Nel I millennio a.C. l’apparire delle Pleiadi nei Cieli primaverili del Mattino indicava agli antichi naviganti l’inizio della stagione idonea alla navigazione mentre la loro scomparsa nei cieli serali autunnali segnalava che era giunto il momento di lasciare le navi nei porti”(6): questo, a mio parere, potrebbe spiegare il motivo per cui i Nativi americani avessero associato nella loro Tradizione ed anche in questa leggenda l’Orso proprio a questo gruppo di Stelle, che rispecchiano i tempi di Veglia e di Sonno del nostro morbido plantigrado.

Che l’Orso sia da sempre, nella Mitologia, associato alle Stelle risulta anche nelle saghe elleno- romane:”

Callisto – in greco Kallistø che significa bellissima – era figlia di Licaone (o di Nitteo) nonché madre di Arcade (avuto da Zeus), eroe eponimo dell’Arcadia che insegnò ai suoi sudditi l’agricoltura e l’arte di tessere la lana. Callisto era Ninfa dell’Arcadia e compagna favorita di Artemide o Diana, la dea della caccia. Zeus, per avvicinarla, assunse le sembianze di Artemide, la sedusse e la rese madre di Arcade. Artemide scacciò la malcapitata dal suo seguito ed Era, gelosa, la tramutò in orsa. Qualche tempo dopo Arcade, divenuto cacciatore, incontrò l’orsa che vagava per i boschi e cercò di trafiggerla con un dardo, ma Zeus intervenne per impedire il matricidio e tramutò anche Arcade in orso. Quindi pose i due tra le costellazioni: Callisto divenne l’Orsa Maggiore e suo figlio divenne Boote (il custode di buoi), la costellazione detta anche Bifolco vicina all’Orsa Maggiore e la cui stella principale è Arturo. Boote viene raffigurato come un uomo che ha in mano un guinzaglio con cui guida i cani.  Era però non fu contenta del fatto che fossero stati assunti in cielo, e perciò chiese aiuto a Teti. Questa, essendo una dea marina, rivolse alle costellazioni una maledizione affinché fossero costrette a girare per sempre in tondo nel cielo, e a non riposarsi mai sotto l’orizzonte, spiegando così il fatto che queste costellazioni sono circumpolari(…)Una variante del mito è riportata dal poeta ellenistico Arato di Soli nel proemio dei Fenomeni: le due orse celesti sarebbero le orse che tennero in salvo Zeus bambino in una grotta per nasconderlo al padre Crono che desiderava ingoiarlo come aveva fatto coi suoi fratelli Da questa costellazione deriva inoltre il termine Settentrione, in quanto per i romani l’attuale costellazione dell’Ursa Major era anche nota come “dei Septem Triones” (sette buoi da tiro), da cui il termine per indicare il Nord”(7)

Come  questa nota lascia ben intendere, molti significati di carattere astronomico sono associati all’Orso:la Costellazione dell’Orsa Maggiore o Grande Carro è composta da sette Stelle, come le Pleiadi.Per molte Tradizioni magiche dell’Europa centrale, di origini mazdee e persiane, l’Orsa Maggiore era dimora degli dei e  fulcro della Conoscenza divina.Anche nel Nuovo Testamento, nel Libro dell’Apocalisse, Cristo tiene nella mano destra proprio  queste sette Stelle.

Tanto la Costellazione dell’Orsa Maggiore che quella dell’Orsa Minore (Grande e Piccolo Carro) indicano il Nord come direzione, per mezzo della Stella Polare.Ecco che l’Orso diviene a pieno titolo Simbolo nordico, allusivo alla Patria originaria.

Va ricordato inoltre che l’Orso è associabile anche alla Luna, tanto per la sua connessione al Lupo ed al fenomeno della Licantropia, Tradizione magica che rimanda ai Guerrieri-Lupo ed ai Guerrieri-Orso in preda al Wut (parola germanica per Furore), quanto perché connesso  ad una serie di interessanti vetero-deità femminili: nel mondo greco- romano ad Artemide-Diana, divinità lunare e notturna che appare agli Uomini sotto forma di Orso;nell’Europa continentale d’area fiamminga ad Artio, dea guerriera, venerata da clan matriarcali, dalla quale deriva la saga delle Amazzoni;nella zona dell’attuale Svizzera alla dea Artemis, del tutto simile per attributi ad Artemide-Artio.

Anche nella Tradizione siberiana più antica l’Orso è sempre connesso a Shianciuck , la Luna, poiché  Esso appare in Primavera  e scompare d’Inverno, in un Tempo connesso alle fasi lunari.

Nord, Sole, Luna, Stelle ma anche Terra: “ nella cultura magico-religiosa italica, precisamente latino-sabellica, all’orso fu attribuita una valenza tellurica e sotterranea.Esso simboleggiava il respiro della terra, che emanava e si manifestava nele caverne.Fu altresì espressione dell’oscurità, delle tenebre, delle forse misteriose che provengoono dal buio”(8). Inoltre in queste Tradizioni:”l’orso era un animale protettore degli esseri in tenera età- compreso il bestiame in genere- ed iniziatore ai misteri della vita per ragazzi e ragazze in età adolescenziale”(9).

Certamente per questo è rimasto fino ad oggi l’uso di regalare orsetti di pezza ai bambini, simbolo di forza per i maschi, di fecondità per le femmine.

Come ravvisabile dagli accenni fin qui riportati, i fili sottili di Tradizioni antiche tessono attorno all’Orso una trama unitaria e di impareggiabile Sapienza: è uno schema bipolare e antitetico  quello che rende questo ed altri Animali  Fonte insuperata di insegnamenti e                        significative riflessioni, che trovano una Sintesi perfetta nella Conoscenza Ermetica, entro la quale l’Orso è legato all’Opera in Nero e ad altri aspetti  spirituali e alchemici:

Orso→Ber→Berserkir→NORD →Sole, Luce,Primavera,Forza,Virilità, Guerriero

Orso→Art→Artù→NORD→Luna/Stelle,Buio,Inverno,Compassione,Femminilità,Maternità

Legato all’Orso ed alla figura dello Sciamano,il Berserkr era il Guerriero di Odino, come l’Ulfhendar ( vedi precedente articolo :nell’orma del Lupo).

Studi controversi riferiscono la provenienza della parola Berserkr (plurale Berserkir) secondo svariate ipotesi:

-          Il filologo svedese Erik Noreen la indica come legata a Berr(nudo), facendo riferimento alla parola Brynjulausir (= privo di corazza), usata da S. Strurluson nella Ynglinga Saga, in riferimento ai guerrieri di Odino.

-          Secondo l’etimologia indicata da Cleasby-Vigfusson( vedi dizionario etimologico a cura di), essa deriverebbe da Beer(Baer,Orso)+Serkr ( dallo scozzese Sark→Shirt, Maglia)

L’esistenza di questi Guerrieri dalla forza e dalla furia  divina è attestata già in tempi antichissimi dalle saghe norrene: Snorri Sturluson ne parla nell Egil Saga, nella Hrόlfs Saga e nella Ynglingar Saga.

Probabilmente si trattava di una vera e propria Confraternita di Guerrieri: molti studiosi la chiamano Casta, altri Società, altri ancora Banda religiosa.

A mio parere, invece, la parola Confraternita renderebbe appieno l’idea di “comunitas” che ritengo più vicina al sentire norreno:in ogni modo, essi erano impiegati dai sovrani come guardie del corpo ed in prima linea nelle battaglie , anche navali.

Essendo truppe elitarie(si tramanda composte da dodici elementi per gruppo), i Berserkir sembra combattessero nel cosiddetto “rausn”, tra prua e mezzeria.

Alcuni studiosi ritengono che Erik il Rosso fosse un Berserkr e che re Harald I di Norvegia li utilizzasse in gran numero.

I Guerrieri-Orso combattevano- secondo le testimonanze e le fonti- in uno stato di trance sciamanica, che consentiva loro di lanciarsi nella lotta furiosamente, senza controllo e senza provare alcun dolore o fatica: da qui, la nascita della leggenda legata a questi soldati invincibili, che potevano essere fermati solo facendoli a pezzi.

Combattendo ricoperti unicamente di pelli d’Orso e per la loro enorme forza, riuscivano a sconcertare, depistare e demoralizzare le truppe nemiche, in un’enfasi guerriera che alcuni studiosi ritengono  fosse inconscia.

A tal proposito è ritenuto che i Berserkir prima della battaglia, attraverso il rinnovarsi del giuramento ad Odino ed assumendo le qualità dell’Animale di cui indossavano la pelliccia, fossero pervasi da sacro furore( Berserksgangr) ottenuto, secondo ipotesi più o meno accreditate:

o all’assunzione di funghi allucinogeni o di bevande alcoliche;

o al manifestarsi delle turbe di una malattia neurologica ( conosciuta col nome di morbo di Paget, teoria sostenuta dall’antropologo statunitense  J.L.Byock) ;

oppure, infine, al manifestarsi dei sintomi di isteria e-o epilessia  (malattie che, nel mondo antico e in moltissime Tradizioni anche non solo Indoeuropee venivano interpretate come “segni” divini, per cui le persone che ne erano affette divenivano sacre ed inviolabili).

Al di là delle ipotesi, anche suggestive, resta comunque l’eccezionalità legata ad una tipologia di Guerriero fortemente intrisa di caratteri magici ,ai guerrieri-belva di Odhin:”(…)che si identificavano con una belva della quale si portavano i contrassegni- la pelle o, forse,un collare di ferro,secondo un’usanza che Tacito attesta per i Germanici Catti e che è restata a lungo viva nel folklore  danese sotto forma della leggenda che ci si potesse trasformare in orso indossando un collare di ferro-e nel conseguimento di una specie di invulnerabilità.siamo di fronte a figure mitiche e niente è più pericoloso di storicizzare le figure mitiche per mezzo di escamotages di tipo evemeristico(…)ciò detto, bisogna però anche aggiungere che la proposizione della figura mitica del Berserkr poteva ben avere, nella cultura norrena,il ruolo del modello archetipico al quale erano ritualmente chiamate ad adeguarsi (il rito è riproduzione liturgica del mito) confraternite iniziatiche di guerrieri particolari, sorrette dal patronato di un animale totemico e chiamate ad assumere funzioni specifiche(di margine ma anche di difesa estrema in casi congiunturali) della società nell’ambito della quale i loro componenti vivevano.

Il travestimento da orso o da lupo non era soltanto un’astuzia bellica(…):poteva anche essere il segno esteriore e al tempo stesso il veicolo rituale di una temporanea possessione dello spirito-belva che, sciamanicamente evocato,entrava nel guerriero.

E sorge il problema:il berserkr è dunque il guerriero pelle d’orso oppure l’essere umano che presta il suo involucro di carne, la sua pelle, all’orso divino che, evocato,entra dentro di lui?non sarà piuttosto il “ guerriero la pelle del quale serve all’orso”?(10)

La belva che nelle saghe norrene sempre corrisponde all’essenza ed alla natura profonda dell’Eroe:”può forse identificarsi (…)con hamingja, lo “ spirito-guida”(11)

Che la furia ed il Wut del Berserkr fosse d’origine e di ispirazione divina è mostrato anche da un altro elemento,che ritroviamo nel nome dell’eroe Beowulf,  il “Lupo delle Api”  quindi l’Orso, goloso di Miele.

In tutte le Tradizioni indoeuropee , da quella vedica a quella ellena, celtica e norrena il Miele viene inteso come  il “Sapore” della Parola divina,quindi con la Verità, con la Poesia, con la Profezia.

Durante l’evangelizzazione crisitana del mondo celtico e germanico, i Berserkir furono eliminati nel 1015 da re Erik Jarl di Norvegia: ma la Sapienza dei linguaggi della Tradizione prese altre vie, mutuate dal sopravvivere dell’Orso nell’onomastica nobilare e nell’araldica, soprattutto medievale tedesca e francese del Sud( Guascogna, Pirenei, Delfinato).L’immagine dell’Orso appare, tra l’altro, negli stemmi cittadini di Morghauser, di First,di Bohenmehin (Germania) e di Covertown,di Followart e di Artstedt in Inghilterra.

Nel Cristianesimo l’Orso ebbe una funzione simbolica solo apparentemente relativa, in realtà di grande interesse: da un lato- seguendo l’antica scuola di Aristotele e di Plinio- la zoologia “moralizzata” della Chiesa medievale  assimilò l’Uomo all’Orso fin dalla nascita,osservando che i cuccioli  di entrambe le specie appena nati appaiono inerti  e rinvengono solo grazie alle cure della madre. Dovendo poi la Chiesa ed il messaggio cristiano farsi strada nel Mondo pagano germanico, ricco di foreste e dunque di animali selvatici, ecco che l’Orso appare spesso nela vita dei Santi: San Gallo ( il celtoiberico Cellach)fu aiutato nella costruzione dell’abbazia da lui fondata grazie ad un Orso che gli forniva il legname;San Cerbone gettato dal re goto Totila nella fossa degli Orsi li ammansì per intervento divino ed essi gli lambirono i piedi;San Romedio( venerato tra i monti del Trentino Alto Adige) ammansì un Orso che terrorizzava i villaggi ed esso si offrì quale cavalcatura al Santo stesso.

Appare evidente la funzione “censoria” della Chiesa verso gli attributi e valori di stampo pagano che l’Orso racchiudeva in sé ,quello feroce del Guerriero per primo, ma anche altri, legati non solo alla kultur nordica ma anche a quella greca.

Ci riferiamo al mito della ninfa Callisto, figlia di Licaone e cara ad Artemide, che – come sopra riferito-conobbe l’ira della dea quando ebbe da Giove il figlio Arcade e vene trasformata in un’Orsa e dal suo amante olimpico nella costellazione dell’Orsa Maggiore.

Questo mito annoda l’Orso ai culti astrali, alla caccia ( attributo di Artemide), al Lupo (Callisto era figlia di Licaone).” Si tenga presete che il termine greco per orso + arktos, parola che indica il settentrione e che è presente nel nome di Artemide in quanto pothnia theron “ signora degli animali”, che come tale appare spesso provocatrice di metamorfosi(…).Fra i mlti animali che con Artemide hanno un rapporo privilegiato, tra cui il Leone ed il Cervo-spiccano il cinghiale e l’Orso, poiché l’Artemide d’Arcadia è trasformata in Orsa e in onore di artemide Brauronia si esegue una “danza dell’orso””(12)

Il rapporto fra Orso e Cinghiale ci riporta , allora, al significato che riveste nelle Culture indoeuropee,quali le divinità-Orsi  dei venti e delle tempeste nella cultura vedica ed:” alla dicotomia tra il cinghiale,simbolo dell casta sacerdotale e l’orso, simbolo della casta guerriera.Se ciò si verifica nella cultura sita più a oriente fra quelle indoeuropee, lo stesso accade in quella più occidentale, la celtica, dove nella rivalità  tra cinghiale e orso si legge agevolmente quella tra potere spirituale e potere temporale. D’altronde il dio-orso celta.Artois, ha caratteritiche psicologiche che lo avvicinano alla funzione di Hermes e che , quindi,potrebbero porlo in rapporto col germanico Wotan”(13).

Allo stesso modo ed all’interno dello stesso clima moralizzatore cristiano, va ricordata la leggendaria figura di re Artù:” ci troviamo alla fine della dominazione romana sulla Bretagna: sotto la spinta dei popoli scozzesi e Germanici (Sassoni) mai domati, gli Angli cercavano di ricostruirsi un’unità ed un’identità nazionale, avevano perciò la necessità di un simbolo intorno al quale raccogliersi(…) .Questo periodo segnò la fine sotto l’aspetto culturale sia del mondo latino-pagano che di quello celtico-druidico: entrambi costretti a cedere il passo, pur con notevoli resistenze, al mondo cristiano di Saint Patrick(…).Così Uther Pendragon con l’aiuto di Merlino(Myr-Ddyn) riesce a sedurre Ingrain. Al frutto di questa unione viene dato il nome gaelico di “ Arth-Wavr”(liberamente tradotto nel latino “Artorius”da cui deriva la tradizione romanza di “Artù”, in inglese “ Arthur”). Il nome latinizzato ci parla di un’affinità con Artemis ( la dea Diana dei romani), in quanto derivano entrambi  dalla stessa radice indo-ariana “Arta”o “Artumati”che indicano “splendore”, ma anche il “tempo indeterminato” o “leggendario”(…) .Ma l’accezione gaelica del nome di Artù richiama alla mente le forze della natura e la derivazione della radice “artumati” ci dice che Artorius vive fuori dal tempo, in una dimensione più leggendaria che storica.Del resto il trigramma Arth-Wavr-Artù/Artemis si unisce al simbolo indoariano dell’orso, proprio del nome di Uther Pendragon,che simboleggia l’autetica forza della natura.(…).Nè può sfuggire il collegamento ad un preciso corrispondente eroe nella mitologia celtica,Beowulf, il cui nome composto da orso e lupo fa sì che le vicende dell’uno si riflettano sull’altro(…). Del resto il nome celtico Arth-Wavr, sia in gaelico che in gallese,significa “Orsa Maggiore” e ne individua il destino di “capo” mentre le stelle che formano quella costellazione (il mistico numero sette) sono un’icona della divinità che domina il mondo(…).Molto probabilmente il mito proviene dalla preistoria celtica: all’epoca delle culture megalitiche di Camac e Stonehenge. Risalgono probabilmete all’epoca in cui l’uomo dell’emisfero boreale divenne cosciente della processione degli equinozi e scoprì che la stella che allora inividuava il Polo Nord si andava apparentemente spostando dalla costellazione del Drago a quella dell’Orsa Maggiore(…).Art Wavr e Uther Pendragon sono, quindi, il segno di un destino fuori dall’umano, scritto nelle stelle. Essi stanno ad individuare “ il capo, il figlio delle stelle” e ci parlano di un divino immanente nella natura.(…). Ma questa conclusione ci propone un circolo vizioso perché ci riporta ad Artemis, ad Arta-Artù,alla raffigurazione dell’astro lucente sia al sole; in Artù convivono i principi dell’eterno femminino e dell’eterno mascolino.In altri termini, Artù è il perfetto ermafrodito dei miti tessalici (di derivazione indo-ariana alla pari dei miti celtici), ma è allo stesso tempo l’alchemico androgino”(14).

Una bellissima mostra :”Miti e riti dell’Orso nel grande Nord: Sciamani sacri dell’Eurasia”, aperta dal 30 agosto al 29 novembre del 2009 a Pinerolo, ha consentito di delineare anche con reperti come :”lo sciamanesimo ed il culto dell’orso sono il fil rouge in un viaggio affascinante e misterioso verso il mitico Grande Nord dell’Eurasia(…)La Siberia è la culla dello Sciamanesimo;la parola stessa deriverebbe da shaman, termine dei Tungusi(o Evenki), utilizzato in antropologia per definire figure di uomini o donne che svolgono varie funzioni di carattere religioso,rituale e di guarigione,(…).Elementi sciamanici si trovano presso le culture dell’Asia centrale,dell’Europa e delle Americhe(…).Le comunità che vivono a stretto contatto con la natura,considerano sacri alcuni animali.Normalmente vengono adorati animali che uniscono doti terrifiche ma anche positive,come il coraggio e la generosità.L’orso, nei popoli artici e subartici è uno di questi.Essendo proibito  evocarlo per nome,esistono tanti nomignoli con i quali viene affettuosamente indicato.Riti relativi all’uccisione rituale dell’orso si ritrovano in tutta l’Eurasia.Questo animale(…)simboleggia la rinascita periodoca della natura.L’orso incarna il mito dell’eterno ritorno, ha un timer biologico che lo fa uscire dal letargo all’inizio di ogni primavera, risvegliandosi all’equinozio dalla profondità della Madre Terra e quindi in sincronia con i cicli naturali.(…)Culto dell’orso e Sciamanesimo sono peculiari di aggregati umani in continuo e profondo rapporto di equilibrio con l’ambiente naturale dal quale traggono ispirazione,forza e sostentamento.Il patrimonio tradizionale posseduto da queste culture ,oggi ritenute marginali rispetto al nostro mondo, che gioca la carta del “globale” con incerte prospettive, non può che essere proposto nel quadro di un’espansione della conoscenza,che ci consenta di spingere un po’ in là il buio che ci cironda e, rimettendo al centro sull’axis mundi del palo sciamnico l’umanità (…)”(15)

Nella Cultura e Tradizione sacra fortemente sciamanica dei Nativi , l’Orso era ritenuto dagli Uron animale connesso alla magia naturale e parti del suo corpo entravano nei rituali .L’osso della scapola infisso all’ingresso del Kepi era ritenuto talismano potentissimo.

Gli  uomini della madicina delle popolazioni Algonki vestivano solo di pelli d’Orso, per poter ottenere nei rituali il favore degli spiriti della natura; i Seminole, i Pueblos  e i Moehacan utilizzavano parti del corpo dell’Orso, tra cui le zanne triturate come talismani di caccia.

Presso il popolo Navajo lo spirito dell’Orso veniva evocato  quale garante di giuramenti solenni:” che la tempesta magica dell’orso mi divori se non manterrò il patto”, “ che lo spirito dell’orso sia testimone che non sono colpevole”, si può leggere su antiche iscrizioni rupestri. Va evidenziato che questa stessa  pratica era in uso anche presso i popoli Tartari dell’Altai.(16)

Gli Eschimesi considerano ancor oggi di malaugurio calpestare le orme sulla nevùve lasciate dall’Orso, che arrecherebbe grave offesa all’animale portando malattie a chi le aveva profanate ed a tutto il clan.

Tra le popolazioni Aniu, di cui riferito in apertura dell’articolo, l’Orso sarebbe la reincarnazione della divinità della montagna,Hoka .Anche in Cina, nell’antico Catai l’Orso era legato a divinità dei monti,incarnando il principio maschile della Natura : così l’apparire dell’Orso era di buon auspicio per la nascita di figli maschi,sia fra gli uomini che fra il bestiame.

Yu-bin, una delle massime divinità cataiche spesso appariva in sembainza d’Orso.

L’Orso o Kshatriya nella religione indù era considerato come  animale- architetto del Cosmo e indicato come cavalcatura della yogini Ritsamada,che portava il Sole nella volta celeste giorno dopo giorno.Per questo l’Orso è ritenuto in queste Culture conduttore del Sole e dunque apportatore di Fertilità.

Per chiudere il cerchio simbolico attorno all’Orso, non resta che ritornare alla Tradizione italica e ritrovarlo anche in questo contesto come “Portatore di Luce”. L’Orso è infatti connesso con la festa della Candelora , il 2 febbraio, festa cristiana della purificazione, celebrata dapprima in Oriente col nome di “Ipapante”(incontro), poi approdata in Occidente, nel v secolo d.C. Essa chiude l’Inverno e le celebrazioni natalizie per aprirsi alla Primavera, al tempo della Quaresima e della Pasqua. Per il significato di Purificazione e di ritorno alla Luce, Luce- simbolo di Cristo, “Luce delle Genti”, è usanza accendere e consacrare candele. La festa si colloca fra il solstizio d’Inverno e l’Equinozio di Primavera.

La Candelora è anche legata a feste d’origine contadina ed è chiamata anche “giorno dell’Orso”, perché l’Orso si sveglierebbe dal letargo e uscirebbe dalla tana per valutare il tempo e la possibilità di terminare il suo lungo Sonno.

“L’orso era anche protagonista di alcuni riti rurali del mese di febbraio, collocati nel ciclo agreste- vegetativo: al termine di una caccia simulata, l’orso viene catturato  e portato all’interno del paese dove viene fatto oggetto di dileggi e di scherzi.L’epilogo può variare dall’uccisione dell’orso alla sua liberazione, fuga e ritorno alla natura. La figura dell’orso è rivestita

da qualcuno del luogo che non deve essere riconosciuto fino alla fine della rappresentazione rituale.

A Mentoulles nel periodo di Carnevale, un uomo veniva mascherato da orso e tirato con una catena o una corda per le strade, dove veniva schernito e bastonato. A Volvera (sempre a Carnevale) un personaggio mascherato da orso apriva la sfilata in costume e in questa “rappresentazione” veniva mostrato pure il giaciglio asciutto dell’orso. A Urbiano si celebrava la “festa dell’orso”: qualche giorno prima della ricorrenza, i cacciatori con il volto annerito, andavano alla ricerca dell’orso è rivestita che, rappresentato da un uomo travestito, veniva immancabilmente trovato la sera della vigilia. Cacciatori, “orso” e domatore visitavano le stalle e le osterie con il pretesto di spaventare la gente (e le ragazze) si lasciavano andare a trasgressive bevute. Il giorno dopo, l’orso compariva in paese e, dopo aver fatto il giro della borgata, ballava con la ragazza più bella prima di scomparire per ritrasformarsi in uomo. Questa festa ricorre non solo in Piemonte e nelle zone dell’arco alpino, ma anche in altre regioni e nazioni. In tempi più remoti l’orso della festa era vero, portato in giro da un montanaro/domatore che andava da un paese all’altro facendo ballare l’animale nelle piazze. In seguito questo uso scomparve e in alcuni paesi, per mantenere la tradizione, l’orso fu sostituito da una persona appositamente mascherata che ripeteva la stessa pantomima. A Putignano, in Puglia, chi impersonifica l’orso gira per le vie del paese, fermandosi nelle piazze: lì, al suono di tamburi, si mette a ballare la tarantella, tra i presenti disposti in cerchio che battono le mani a tempo e lo punzecchiano e colpiscono con qualche sberla. A volte, a seconda del tempo, l’orso imita o meno l’atto del costruire il suo rifugio (u pagghiar’). Questi riti riproponevano una tradizione antica che celebrava la festa del ritorno della luce e della bella stagione, con la sconfitta delle forze del buio e del freddo”(17)

Anche all’interno di questi riti è evidente il simbolismo dell’Orso come incarnazione della Forza della Natura , accostabile all’Uomo selvaggio. Va notato come  proprio in Febbraio, attorno alla data della Festa della Candelora il calendario cristiano celebri  un buon numero di Sant’Orso, tra cui  il più celebre è Orso d’Aosta (di  origine celtica), il 10 Febbraio.

Febbraio fa anche parte del cosiddetto “periodo oscuro” dei popoli indoeuropei, un periodo senza nome fino a che furono creati i mesi di Gennaio e Febbraio. Il nome Febrarius in latino significa “purificato” e probabilmente sostituì la festa pagana romana dei Lupercali o Lupercalia oppure la festa celtica di Imbolc, “in grembo”, riferita alla gravidanza delle pecore, termine che sta anche per Primavera:i  Druidi  celebravano questo come  il giorno del “Ritorno della Luce”, in cui la dea Terra si risvegliava dal lungo Sonno invernale.

Nel gran Vuoto, nel gran Silenzio del Grembo di Madre Terra, l’Orso si ritira per il suo lungo Riposo:

è il momento dell’Introspezione, del Buio, dell’Attesa ,tanto simile al rito d’iniziazione sciamanica, attraverso cui il discepolo nel Buio e nell’Isolamento faceva  esperienza della propria Morte, per arrivare al risveglio.

Ecco che  “ l’Orso rappresenta lo stadio della “Nigredo” in fase di evoluzione(…) in rapporto alla Guerra degli Opposti che avviene secondo l’Arte esoterica nell’ambito della Sostanza mescolata”(18)

Visitando la Caverna, soggiornando in essa e nelle sue contradditorie  Oscurità, contemplando la Luce silente che in latenza il buio richiama ,vi  potrà essere la promessa e la certezza di  un Ritorno al lucente Giorno consapevole, come recita il V.I.T.R.I.O.L.V.M. del Sapere Alchemico.

In ognuno di Noi,e l’Orso ce lo insegna, è necessario un momento di ritiro introspettivo, che ci porti nel Silenzio a percepire la Voce della nostra Interiorità, spesso inascoltata a causa della concitazione mondana e della foga confusa dei nostri pensieri e azioni, che ci trascinano in mille impegni senza Progetto.

E’ solo in noi stessi che potrà rinascere l’auto-ascolto e quindi il riaffiorare della Luce che abbiamo in fondo all’Anima, per riaprirci al Giardino di Sole che  è la Vita.

Ed il Giardino di Sole esiste,bellissimo, magico, incantato e senza tempo: il Parco di Bomarzo, visiva espressione di Saggezza esoterica.

Gli Orsini assunsero quale Simbolo di segreto Conoscere la Rosa (sub rosa) e l’Orso, Simbolo della Casata, legato al Nord ed alla Tradizione astrale delle Costellazioni dei Carri , Simbolo del Desiderio della Restaurazione saturniana dell’Età dell’Oro.

Polimartium, antico borgo etrusco, diviene così Bomarzo- 90 km da Roma e 20 km da Viterbo- un sacro Bosco iniziatico ed ermetico ove Creature apparentemente stravaganti dette:” i mostri” ( da cui giardino dei mostri) rimangono per sempre  Segni di Speranza solare e di iniziatica Riscoperta del Simbolo ursino, le cui mille prospettive trovano qui una Sintesi perfetta.(19)

Note

S. Sturluson, Ynglinga Saga, traduzione :” mordevano i loro scudi ed erano possenti come orsi e tori.Facevano eccidio di uomini e ferro e acciaio nulla potevano contro di loro, e questa è detta la furia del Berserkr

da Abstracta,7, luglio 1986: “riflessioni sull’Esoterismo” di D. Mansuino che riprende il saggio fondamentale di F. Cardini:” mostri,belve,animali dell’immaginario medievale/4- l’orso in www.airesis.netl/Il Giardino dei Magi

Gli Ainu sono una popolazione di razza occidentale che abita l’Isola di Hokkaido, dedita ad una religiosità di tipo animista-sciamanica, che comprende anche un rito sacrificale legato all’Orso.

da: L’Orso in: La fauna dell’Urheimat di Alberto Lombardo in www.centrostudilaruna.it

da Alberto Lombardo, cit.

da Wikipedia, voce “ Péleiadi”

da Wikipedia, voci “Orsa Maggiore” e “ Orsa minore”

idem, op. cit.

voce Orso in www.astercenter.it( a cura di F. Nosenzo Spagnolo)

idem, op.cit.

0 da:”mostri, belve,animali nell’immaginario medievale”, op. cit. di f. Cardini

(11) F. Cardini,idem

(12)F. Cardini, idem

(13)F. Cardini, idem- va ricordato che l’opposizione fra cinghiale ed orso appare evidente nella Mathgen Saga gaelica (IV-V sec. d.C.)ove gli eroi guerrieri danno la caccia a Twrch-Trwth, il cinghiale bianco( cfr F. Nosenzo Spagnolo, l’Orso, in www.astercenter.net

(14)S. Calabresi,Arcani-enigmi:Re Artù tra simbolo e leggenda, in www.edicolaweb.it,2003

(15) D. Seglie,dal discorso tenuto per l’ inaugurazione della mostra citata nell’articolo

(16) F. Nosenzo Spagnolo, op. cit.

(17)N.Facciolini, Storia della festa della Candelora, in www.tuttoabruzzo.it

(18)T.Aquinatis, Tractatus qui dicitur, 1520

(19)Le statue del Parco dii Bomarzo furono commissionate dal Principe Vicinio Orsini allo scultore Pirro Ligorio fra il 1552 e il 1580.Il Parco- morto Vicinio- cadde in stato di abbandono e fu riscoperto dall’iniziato artista Salvador Dalì nel 1938, la cui visita ispirò una delle visioni pittoriche: “le tentazioni di S.Antonio”.Va ricordato che dello stesso periodo e intrisi di linguaggio esoterico sono il Palazzo Te a Mantova,Villa D’Este a Tivoli, Villa Giulia a Roma,il Pratolino a Firenze e Palazzo Farnese a Caprarola

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In una nota finale vorrei spiegare, in quanto mi è stato richiesto da più persone, perché in tutti gli articoli che scrivo non sempre osservo la regola grammaticale italiana che distingue i nomi propri dai nomi comuni , utilizzando invece impropriamente spesso la lettera maiuscola. Vorrei rispondere rimandando alla differente regola grammaticale  della lingua tedesca, che ispira – e la stessa ispirazione mi guida- a tributare  da Essere umano un profondo Rispetto verso ogni parte del Tutto che è fuori di  noi e dentro di noi, piccola Fiamma divina mai spenta, Verità sapienziale innata, Canto e Lode alla Natura e al Dio o agli Dei di ogni Fede.

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Bibliografia consultata

wikipedia on web: http://it.wikipedia.org/wiki/

Johannes Bronsdsted: I VICHINGHI – Einaudi Tascabili

Rudolf Portner : L’EPOPEA DEI VICHINGHI – Garzanti Editore

ARCHEO Attualità del Passato n°2 Febbraio 2009 – Mensile De Agostini

I. Heath e A. McBride: THE VIKINGS – Osprey Publishing

http://www.indianiamericani.it/a_totem.p…

A. De Gubernatis, Zoological Mythology, voll. 2 London, Trubner 1872

C. Mutti, Il simbolismo dell’orso nelle culture artiche, in Vie della Tradizione IV, 1974, pp. 181-188

J. G. Frazer, Il ramo d’oro, tr. it., Torino, Boringhieri, 1950

M. Polia, Furor. Guerra poesia e profezia, Padova, Il Cerchio- Il Corallo, 1983

G. Dumézil, Storie degli sciti, tr. it. Milano, Rizzoli, 1980

J. H. Grisward, Archéologie de l’épopée médiévale, Paris, Payot 1981

Abstracta n. 7 (luglio 1986)

Andreolli B.-Montanari M.(a cura di), Il Bosco nel Medioevo,Bologna,1988

Corvino C., L’Orso,” Medioevo” XI 8, Novara,2007

Ildegarda di Bingen, Les arbres,les poissons,les oiseaux,les animaux,les reptiles,Grenoble 2002

Plinio, Storia natural: antropologia e zoologia,II,Torino 1983

C. Sighinolfi, I guerrieri-lupo nell’europa arcaica:aspetti della funzione guerriera e metamorfosi rituali presso gli Indoeuropei, Ed. Il Cerchio,Rimini 2004



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